LUIGI AMBROSINI.

Saggio critico su: LUDOVICO ARIOSTO.
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          FONDAZIONE "EZIO GALIANO" onlus.
       BIBLIOTECA TELEMATICA PER NON VEDENTI.
          "Regala un libro ad un cieco".
PROGETTO: ANTOLOGIA ELETTRONICA DELLA LETTERATURA ITALIANA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Angelica.
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Tratto da:
Introduzione al Furioso in Teocrito, Ariosto, minori e minimi.
1926 Corbaccio Editore, Milano.
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Nel Furioso la presentazione di Angelica  tutta altra cosa che nell'Innamorato: hai fin dal principio una pacata dolcezza e calma di accenti e leggerezza di figure e di toni:
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Orlando, che gran tempo innamorato
Fu de la bella Angelica...
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e di questa non vedi il volto al primo apparire, ma le spalle volte in una trepida e smemorata fuga:
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Innanzi al caso era salita in sella
E quando bisogn le spalle diede...
Entr in un bosco, e ne la stretta via
Rincontr un cavalier che a pi venia.
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 supposto tu sappia chi  la donzella; la quale, di fatto, pare entri nel nuovo poema per lo slancio e la virt creatrice di altro poeta.
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Nulla  pi ariostesco di questa supposizione vera, e del principio di soave indolenza che l'accompagna nei riguardi di Angelica. In nessun punto meglio senti come l'Ariosto giunga al movimento e al piacere dell'arte e all'opera dello scrivere dallo svago e dal sogno della lettura. Se nella protasi anche egli, seguendo il predecessore, ci tiene ad annunziarti la novit del proprio canto:
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Dir d'Orlando in un medesmo tratto
Cosa non detta in prosa mai n in rima;
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non appena si volge al racconto, diresti ci tenga a farti sentire che egli non incomincia ex novo, ma riprende e continua. La sua sembra in tono mezzano la ripresa di un continuatore ed epigono: ed  un cominciamento fino dai primi tocchi indipendente e sicuro, di gran signore libero e sciolto da ogni arte altrui e da ogni impegno di imitazione.
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In panni ancora umili egli ti chiede soltanto che tu lo lasci dire, che tu ceda a quella sua che pare indolenza, ed  il primo incanto di un'anima pacata e serena. Ti accorgi dopo poche ottave quale sia il giuoco e l'effetto e l'incanto della sua fantasia.
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Di Angelica egli ti sfiora appena il sentimento:
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Presaga che quel giorno esser rubella
Dovea Fortuna alla cristiana Fede.
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e donna e debole te la rappresenta, in quanto fugge: tutta l'arte del poeta  nel colorire e nel variare la fuga: e quella fuga, chi l'ha mai pi dimenticata? Dopo poche pagine Angelica vive immortale.
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Ella non  un carattere,  una figura e un seguito di apparizioni.
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Se raccogli le note delle quali ella  fatta come anima, come corpo, come persona, esse sono cos poche e cos uguali e quasi sempre le stesse con le stesse parole, che ti stupisci, in un s ubertoso poeta, di una semplicit cos povera. Ella  la bella Angelica, Angelica bella, la bella donna, la faccia bella, l'angelico sembiante, la bellezza rara, la gran belt.
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La gran belt che fu da Sacripante
Posta innanzi al suo onore e al suo bel regno;
La gran belt, che al gran signor d'Anglante
Macchi la chiara fama e l'alto ingegno;
La gran belt, che fe' tutto Levante
Sottosopra voltarsi.
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E l'ideale belt femminile. Non prestarle sentimenti e qualit morali, non darle quel contenuto e quel peso di cui ella  cos sprovveduta e leggera. La sua virt dipende dal caso, come la vita di un fiore.
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Ella  soprattutto la bellezza; vive di una quasi luminosit pagana e di una idolatra magia, che te la fa scomparire a mezzo il poema, l dove l'arte del nostro comincia appunto a volgersi, mirando verso la fine, alla gran mutazione e conclusione cristiana delle vicende e degli animi.
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Perci ella, per questa come levit di segni interiori, di affetti e di passioni comuni, ti  un poco lontana dal cuore; abbiamo detto creatura imprendibile e vana, sfuggente non pure perch fugge, ma perch nelle fughe tra i boschi e le fonti, fra le piante, su l'erbe, sui fiori, lungo le rive, rivelandosi a tratti appena l'animo suo nel pallido viso e nelle finte parole, divinamente per l'arte coperta che sempre la insegue e la regge non sai come, entro le similitudini varie per cui passa, di cui si riveste:
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Qual pargoletta o damma o capriola.
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fantasticamente si asconde e si tramuta, quasi perde anche la per sona sua; non resta dove  passata che un movere agitato di fronde e un p di pnico stupore fra giuochi d'ombre e frusco. Cosi appare Angelica nell'Ariosto.
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FINE.
